Nel mondo sono nati 12 milioni di bambini da fecondazione in vitro (PMA). Si tratta di una procedura oramai routinaria, tuttavia la gravidanza che ne deriva va maggiormente attenzionata.
Partiamo dall’inizio, dal trasferimento embrionario: viene eseguito dal 5° al 7° giorno di vita quando l’embrione ha raggiunto lo stadio di blastocisti; in alcuni casi può essere effettuato anche in 3ª giornata di sviluppo.
Dopo il trasferimento embrionale inizia un periodo di attesa che termina nel giorno in cui si effettua il test di gravidanza, solitamente dopo 12-14 giorni; il test è un prelievo di sangue, il BHCG, la cui positività indica che l’embrione si è impiantato e che finalmente la gravidanza è iniziata.
L’attesa dell’esito del BHCG è un momento di stress e ansia, ma anche di felicità perché gran parte della procedura si è conclusa positivamente. Si è visto che questo stress non influenza l’esito della gravidanza.
Visto che l’infertilità è una problematica che insorge a causa di patologie preesistenti, queste vanno monitorate poi in gravidanza, perché possono influenzare l’esito della stessa. Occorre anche tenere presente l’impatto delle tecniche di fecondazione in vitro che di per sé comportano un aumento, anche se lieve, di alcune malformazioni fetali, specie nei gemelli, come le malformazioni cardiache.
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