COME LA FECONDAZIONE IN VITRO AIUTA A DIVENTARE GENITORI

  • Patrizia Pellizzari

LA FECONDAZIONE IN VITRO O FIVET

Spesso mi contattano persone che hanno difficoltà a procreare. Ritengo importante rassicurare tutti perché diventare genitori oggi si può anche in caso di tube chiuse o malfunzionanti, alterazioni del seme, problemi ovarici, endometriosi e  anche per chi ha  lunghi periodi di infertilità ed una età avanzata.

Questo grazie ad un trattamento medico sicuro. Si tratta di una procedura in cui viene indotta una superovulazione grazie all’impiego di ormoni che il nostro corpo già conosce. In pratica si può spiegare così: si mira ad ottenere la maturazione di più ovuli che vengono quindi prelevati e messi in coltura con gli spermatozoi del partner. 

Lo sviluppo embrionale avviene in un incubatore strettamente monitorato e successivamente si effettua il trasferimento dell’embrione in utero. Dopo quindici giorni si valuta se è avvenuto l’impianto e si è quindi ottenuta la gravidanza.

E' un metodo sicuro, validato a livello internazionale. Vi chiederete quali siano le percentuali di successo. Ebbene dipendono dall’età della coppia, dalla lunghezza del periodo di infertilità , dalla qualità degli ovuli e degli spermatozoi, dalla personalizzazione della terapia e dalla qualità del centro a cui ci si affida. Secondo i dati scientifici più recenti le percentuali di gravidanza oscillano dal 30 al 60% mentre un trattamento più semplice come la inseminazione intrauterina (IUI) ha una percentuale di successo del 10-20%. 

L'efficienza della procedura è maggiore nel caso si tratti di una coppia in buono stato di salute con peso giusto, che non fuma, non beve alcolici e segue una sana attività fisica.

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TEST PRENATALI: QUALE SCEGLIERE?

  • Patrizia Pellizzari

Nella mia lunga esperienza di ginecologa esperta in ecografia ho assistito all’introduzione nella pratica medica di test genetici non invasivi a partire dagli anni 90. Prima di questi test alla gravida veniva offerta la possibilità di eseguire un esame genetico solo tramite indagini come l’amniocentesi e la villocentesi, invasive e costose.  Successivamente sono stati introdotti nuovi esami che hanno rivoluzionato la diagnosi prenatale, si tratta degli screening prenatali non invasivi. 

Ma cos’è un test di screening?

E’ importante capire che cosa si intende per test di screening: si intende un esame che identifica le pazienti che sono a rischio per una determinata patologia. Lo screening prenatale è quindi un test che identifica le pazienti gravide che sono a rischio di avere un bambino affetto da una patologia genetica e ostetrica. In questo modo solo una piccola parte di pazienti devono sottoporsi all’esame invasivo, quelle identificate come ad alto rischio dal test di screening. E’ importante capire che essere ad alto rischio non vuol dire avere la patologia.

Qual’è il test di screening prenatale più diffuso?

Attualmente lo screening prenatale più diffuso è il test combinato o ultrascreening, ottimo test, altamente performante. Ha le seguenti finalità:

  • Calcolare il rischio della sindrome di Down e di altre anomalie cromosomiche (trisomia 18 e 13).
  • Calcolare l’esatta età gestazionale
  • Evidenziare o sospettare la presenza di alcune malformazioni fetali
  • Diagnosticare se la gravidanza è singola o multipla
  • Diagnosticare un aborto ritenuto.
  • Stimare il rischio di gestosi, di ritardo di crescita fetale e di parto prematuro, complicanze ostetriche la cui frequenza non è trascurabile.
  • Vista la mole di informazioni che fornisce è opportuno che tutte le gravide si sottopongano a questo esame alla 12 settimana di amenorrea.
  • L’ultrascreening è inoltre un test efficiente con una accuratezza che raggiunge il 90% per la sindrome di Down con un tasso di falsi positivi del 5%  Può essere definito uno screening genetico di I livello.

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